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A Cassino non sono passate inosservate le mosse ostili dei vertici del Pd

OPINIONI – Il prof. Mario Costa a testa bassa contro la dirigenza provinciale dei dem: “Se fosse dipeso da costoro, Salera oggi non sarebbe sindaco. Le regole del partito dove le mettiamo? Valgono solo per i fessi? Ma si rende conto il ‘Vertice’ che certe loro operazioni hanno finanche uno spiccato carattere provocatorio?”

di Mario Costa

Fernando Cardarelli, coordinatore della lista “Salera Sindaco”, piddino della prima ora, con un lungo trascorso nel vecchio Pci, partito nel quale ha avuto modo di maturare disciplina, coscienza e coerenza politica, oltre naturalmente a solido e solidale spirito di squadra, questa volta, a proposito delle amministrative di Frosinone si è spinto a dire che se De Angelis, Battisti, Buschini “avessero lasciato libero Marzi, avremmo vinto”. 

Non abbiamo la stessa certezza. Probabilmente si sarebbe perso ugualmente perché non è semplice capovolgere una situazione senza aver a tempo debito picconato a dovere l’avversario, nell’occasione affrontato peraltro dal centrosinistra a ranghi sparsi. Ma certamente Memmo Marzi se la sarebbe giocata meglio se, con le eccessive, esagerate, asfissianti presenze ad ogni sua iniziativa, nessuna esclusa, i vertici del Pd provinciale non avessero dato di lui, ex sindaco assai stimato, brillante professionista, persona di alto profilo culturale ed umano, l’immagine di uno scolaretto portato per mano. Al ballottaggio, da solo a solo, con Mastrangeli probabilmente avrebbe avuto nello scontro diretto maggiori possibilità. 

“Non pensassero di fare la stessa cosa a Cassino tra due anni”, ha aggiunto in maniera perentoria Cardarelli. Sottovalutando forse il fatto che tra due anni le elezioni politiche e quelle regionali saranno già passate, compresa quindi la spasmodica (ed esagerata) esigenza di “visibilità” di costoro il cui sguardo sembra sia lì rivolto. E non solo da qualche tempo in qua.  

Un paio di mesi fa, nel fare l’elogio dei tre anni dell’amministrazione comunale della “città martire”, sempre il coordinatore della lista “Salera Sindaco”, ebbe a scrivere, papale papale, che se fosse dipeso da “quelli di Frosinone”, vale a dire dai massimi dirigenti provinciali del Pd, Enzo Salera non sarebbe oggi il sindaco di Cassino. 

Il che è vero. Come pure è vero – aggiungiamo – che anche nel 2011 Petrarcone non sarebbe diventato sindaco se fosse risultata vittoriosa la linea di “quelli di Frosinone”. Puntavano su una esponente del centro destra, con trascorsi anche in giunta con Scittarelli, traslocata da Forza Italia nell’Udc di Anna Teresa Formisano. Prevalse invece il richiamo a raccolta all’elettorato del Pd da parte di “Progetto Democratico”, gruppo del direttivo del circolo locale costituitosi per l’occasione. E Petrarcone divenne sindaco.

   Di quanto scritto da Cardarelli ebbe a dolersi con noi Ermisio Mazzocchi, storico dirigente del Pci prima e del Pd ora. “Credo che in questo momento e per il futuro –  vergò via WhatsApp – bisogna essere costruttivi e usare i verbi al presente e al prossimo futuro. Il passato serve agli storici. La Politica (si noti la P maiuscola ndr) richiede freschezza e percorsi unitari”.

Gli rispondemmo che concordavamo. Osservando però una sola cosa: “Però, caro Ermisio, “scordarsi do’ passat”, per continuare, contro la volontà dei più, a privilegiare “amici e compagni”, ignorando le discutibili loro scelte elettorali nel momento del bisogno del Partito, si rischia di fare lo stesso errore di quelli che dalla Storia non imparano nulla”. Ricordavamo anche che è vero che ci sono modi più corretti per dire le stesse cose, però, è bene rimanere alla sostanza, facendo attenzione a non scivolare nel solito politichese, perché se non si è abbastanza chiari, si rischia di non essere capiti. 

 Così, per essere chiari, occorre ricordare che da queste parti del sud provinciale, non sono passate inosservate, anzi non si sono digerite affatto alcune “mosse ostili” (come le ha definite giorni addietro altro autorevole osservatore) venute da quel “vertice frusinate”. Ci si riferisce alle immeritate “gratificazioni” con incarichi di peso (qualcuno profumatamente retribuito) proprio a quelli che hanno remato contro nel momento della tempesta elettorale. Insomma contro Salera, e contro il Pd stesso, in violazione peraltro della vincolante regola delle primarie.  Se fosse dipeso da costoro, Salera oggi non sarebbe il sindaco di Cassino.

Le regole del partito dove le mettiamo? Valgono solo per i fessi? Ma si rende conto il “Vertice” che certe loro operazioni hanno finanche uno spiccato carattere provocatorio? 

Comunque passi, per dirla con Cardarelli, il “recupero di qualche figliuola e di qualche figliuolo” (peraltro non proprio “prodigo”, visto il comportamento del quale prima o poi sarà necessario discutere seriamente): per il “bene” (?) del Partito ci si può pure scordare della diserzione e del passaggio sul fronte avverso nel momento dello scontro elettorale. Ma si miri al necessario equilibrio quando si fanno calare certe scelte.

La qual cosa significa anche rispetto per i cittadini e per quei militanti che la politica un po’ la conoscono. Come conoscono questo loro territorio e sanno cosa pensa la maggior parte di quelli che ci vivono (e votano) di alcuni inclini a ciucciare alle casse pubbliche grazie alla politica.

Un aspetto quest’ultimo cui Salera, nell’interesse suo e del Partito, certamente presterà molta attenzione. Diversamente, il primo ad uscirne ammaccato sarebbe lui nonostante il suo buon amministrare. Lui che, anche se molti non l’hanno ancora capito, ha avuto il voto da tanti che i privilegi di certi privilegiati in circolazione mal sopporta. Ancor più quando vengono pure esageratamente ostentati.

Si tenga dunque presente il monito di Marzi: il Pd, che ha perso il contatto con la sua base, deve pensare ad una nuova classe dirigente. Sì, una classe dirigente che sappia guardare non solo al Frusinate e non abbia a cuore come obiettivo primario, se non proprio esclusivo, la propria carriera.

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