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Buoni fruttiferi tassati più del dovuto: il Tribunale condanna Poste Italiane

CRONACA – L’avvocato Dante Vezza del Foro di Cassino è riuscito a dimostrare le ragioni della sua assistita. Ecco cosa è successo

Un buono fruttifero postale tassato in maniera illegittima: una signora  di Santi Cosma e Damiano fa causa a Poste Italiane e riesce ad ottenere oltre duemila euro che in un primo momento gli erano stati sottratti. L’iter giudiziario ha preso il via nel 2019 quando la signora si è recata all’ufficio postale per incassare il buono fruttifero che aveva maturato interessi trentennali. Nel 1989 la signora aveva infatti depositato 2 milioni di lire ed aveva acquistato il buono che dopo 30 anni avrebbe avuto un valore di circa 26 milioni di lire. Tradotto in euro, la signora nel 2019 avrebbe dovuto incassare poco più di 13.000 euro. Così non è stato. Gliene sono stati riconosciuti circa 11.000, ovvero 2.088 euro in meno rispetto a quello che doveva essere il valore. Il motivo? L’imposta della ritenuta fiscale.

La signora ha ritenuto illegittima quella tassazione e si è affidata all’avvocato Dante Vezza del Foro di Cassino aprendo quindi un procedimento legale nei confronti di Poste Italiane. Come noto, tra gli anni Ottanta e Novanta dello scorso secolo, gli italiani furono ingolositi da una forma di risparmio proposta dallo Stato, rappresentata dall’acquisto di buoni postali (le Poste erano un ente statale) che, alla scadenza dei trent’anni, avrebbero reso cifre astronomiche. Nel corso degli anni sono stati però emessi provvedimenti che hanno cambiato in corsa le condizioni contrattuali, autorizzando le Poste (che nel frattempo sono diventate Poste Italiane S.p.A.) a corrispondere cifre di gran lunga inferiori a quelle promesse al momento della sottoscrizione dei buoni fruttiferi.

Numerosissimi risparmiatori, imbufaliti dalla palese ingiustizia, si sono spesso rivolti  ai Tribunali italiani chiedendo il rispetto degli elementari principi del diritto civile, ma sbattevano contro le norme di legge consolidate nel tempo anche dalle numerose pronunce della Corte di Cassazione e dovevano, mestamente, arrendersi subendo anche pesanti condanne alle spese di giudizio.

La sentenza di pochi giorni fa, pronunciata dal Giudice di Pace di Cassino, può dunque rappresentare una svolta per i risparmiatori. Nella controversia civile è stata  evidenziata una ingiusta tassazione che causava un’ulteriore decurtazione del 18,82% della somma spettante alla risparmiatrice del Sud Pontino.  Spiega l’avvocato Vezza: “Il sistema di calcolo delle imposte, adottato da Poste Italiane S.p.A. con l’ausilio di Cassa Deposito e Prestiti, è illegittimo e viola le norme tributarie in vigore.” 

Dello stesso parere è stato il CTU nominato nell’ambito del giudizio, per cui il Giudice designato ha accertato l’illegittima condotta di Poste Italiane S.p.A. condannata a versare il resto dell’importo oltre al pagamento delle spese legali.

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