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Edilizia verso il blocco: imprese pronte alla sospensione dei cantieri

IL FATTO – A lanciare l’allarme è l’Ance di Frosinone. Il caro carburanti lascia a secco le ambulanze. Turismo ko: scattano i licenziamento negli alberghi. Saxa Gres spegne i forni, operai in cassa integrazione. Ora la crisi si tocca con mano. Tutti i dettagli

L’assemblea di ieri mattina alla Saxa Gres di Roccasecca

Una procedura per comunicare alle stazioni appaltanti la sospensione dei cantieri edili causa forza maggiore è stata predisposta attraverso la direzione opere pubbliche di ANCE. Le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime stanno producendo straordinari incrementi dei prezzi di acquisto praticati dalle aziende fornitrici, nazionali ed estere.

In particolare, a partire dagli ultimi mesi del 2020, si registra un eccezionale aumento dei prezzi dell’acciaio, del cemento, dei prodotti petroliferi, del rame, dei materiali plastici e dei loro derivati, solo per citarne alcuni, con una vertiginosa impennata dei relativi costi che sta determinando un’alterazione dell’equilibrio contrattuale insostenibile per le Imprese, non solo edili.

A ciò si aggiunge un rincaro straordinario dei costi dell’energia elettrica, del gas e del petrolio, che, iniziato dalla seconda metà del 2021 si è ulteriormente aggravato a causa delle note vicende del conflitto russo-ucraino, e ha indotto il Governo e le istituzioni a descrivere lo scenario nazionale in termini di economia di guerra. “Una tempesta perfetta che è destinata a bloccare i cantieri italiani” – secondo il Presidente Cav. Libero Angelo Massaro di Ance Frosinone– che evidenzia: “Ci troviamo costretti a fermare i cantieri anche a causa di un sistema di revisione prezzi assolutamente inadeguato, sia per le opere pubbliche e ancor peggio per gli appalti privati”

CARO CARBURANTI: SOS AMBULANZE

“A rischio trasporti sanitari e sociali in tutta Italia” è l’allarme lanciato dal Presidente ANAS Sanità, Flavio Ronzi, a proposito dell’aumento dei carburanti. “Noi non possiamo scioperare ma rischiamo che ambulanze e pulmini si fermino senza benzina” – è l’appello di ANAS (Associazione Nazionale di Azione Sociale) che in qualità di  Rete Nazionale del Terzo settore raccoglie centinaia di realtà del volontariato, della cooperazione e dell’imprenditoria sociale e fondazioni in tutta Italia.

ANAS Sanità denuncia che si lavora con tariffe già basse per lo più precedenti al 2016. Mentre abbiamo valutato che dal 2019 al 2022 solo per il gasolio abbiamo registrato un aumento dei costi del 60%. Le misure del Governo per contenere il costo del carburante aiutano ma non sono sufficienti e chiediamo che il Ministro della Salute, il Ministro delle Attività sociali e il Ministero dell’Economia, i Presidenti di Regione e i Comuni intervengano in maniera strutturale sulle norme e sui budget del settore. Tutto il settore è unanime sull’esigenza di adeguare le tariffe regionali e comunali, i prezzi di gara e ampliare l’accesso a tutti gli operatori, semplificando la  procedura, per il recupero delle accise per il trasporto sanitario e sociale .

Senza un intervento urgente si rischia di distruggere una rete importante di servizi del paese, che dimostra sempre la sua operatività nei momenti di crisi come il Covid e il soccorso ai profughi ucraini”.

TURISMO: SCATTANO I LICENZIAMENTI

“Stiamo vivendo un’emergenza chiamata turismo. Le procedure di licenziamento collettivo che gravano come macigni sulle lavoratrici e i lavoratori degli alberghi Sheraton, Majestic, Cicerone, Ambasciatori Palace, per citarne alcuni, ne sono un triste riflesso. Oggi alla manifestazione #SalviAmoilTurismo organizzata presso la sede del Ministero dello Sviluppo Economico, ho ascoltato le voci di quella che è una forza lavoro che da oltre trent’anni crea valore aggiunto alle imprese della nostra Capitale.

È necessario salvaguardare i livelli occupazionali del comparto turistico e le professionalità che contraddistinguono il sistema ricettivo territoriale. Se di fronte alla possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali e ai sostegni, alla disponibilità manifestata dai lavoratori a rimanere legati all’attività in questo momento, con ciò che ne consegue pur di non perdere il lavoro, se premesso tutto ciò le aziende procedono sorde con i licenziamenti collettivi, appare chiaro quanto il problema non sia di Roma o del Lazio, ma sia nazionale.Non può passare un simile messaggio, la questione rischia di generalizzarsi” – Ha dichiarato l’Assessore al Turismo della Regione Lazio Valentina Corrado”. 

SAXA GRES SPEGNE I FORNI

Gli ordini ci sono, ma produrre a queste condizioni non è possibile. I rincari energetici e l’aumento del costo delle materie prime hanno costretto Francesco Borgomeo a spegnere i forni di Saxa Gres. Stop alla produzione sia nel sito di Anagni, che in quello di Roccasecca. Era il 28 febbraio del 2018, quattro anni fa, quando gli operai di Roccasecca si ritrovarono l’ultima volta nel piazzale dinanzi lo stabilimento. Era un giorno di festa, quello. Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti esaltava il miracolo compiuto da Borgomeo che aveva rilevato il sito ex Ideal Standard, dove fino al 2018 si producevano i sanitari, e aveva dato vita alla produzione di gres porcellanato per arredo urbano. Senza quella riconversione i quasi 300 operai della ex Ideal Standard sarebbero rimasti senza più un lavoro.

Vincenzo Farina, segretario aggiunto della Fictem Cgil ha evidenziato: “Siamo arrivati in questo stato di crisi perché questa è un’ azienda energivora per cui ci sono forni da portare avanti, da accendere per poter produrre le piastrelle e i sanpietrini. Essendo un’azienda energivora il gas è di importanza capitale per la produzione: le bollette sono raddoppiate se non triplicate; aggiungiamo a questo che c’è una forte precarietà per i materiali in entrata a causa dei costi delle materie prime e del gasolio l’azienda sta avendo delle grosse problematiche su questo sito industriale. La società ha avuto rassicurazioni dai clienti a cui ha chiesto un aumento sul prodotto finale ma neanche questo è sufficiente a portare i bilanci quantomeno in parità, per questo fin quando il Governo non si impegnerà per abbassare i costi l’azienda resterà ferma. Noi come sindacati siamo impegnati a chiedere una proroga della cassa integrazione, la cui scadenza è prevista a maggio, per avere un minimo di tranquillità e non perdere i posti di lavoro”.

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