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I dolori dell’ancor giovane Mignanelli

OPINIONI – La riflessione del prof. Mario Costa a margine del Consiglio comunale che si è svolto nei giorni scorsi a Cassino, in “una Sala in alcuni momenti più simile ad un’aula di giustizia che a luogo di confronto democratico per via di interventi, anche nei toni, da severa requisitoria di pubblici ministeri d’assalto”

di Mario Costa

La sua non sarà stata una sofferenza neppure lontanamente paragonabile ai tormenti e alle sofferenze amorose del giovane borghese Werther per la bella Charlotte, promessa sposa ad un altro, magistralmente descritti (i tormenti e le sofferenze di quel ventenne) da Goethe nel romanzo epistolare “I dolori del giovane Werther”, appunto.

Ma deve aver sofferto comunque parecchio Massimiliano Mignanelli mentre a turno prendevano la parola nella sala “Di Biasio” gli altri colleghi firmatari, assieme a lui, della richiesta di quel consiglio comunale. Sala in alcuni momenti più simile, l’altra sera, ad un’aula di giustizia che a luogo di confronto democratico per via di interventi, anche nei toni, da severa requisitoria di pubblici ministeri d’assalto. Non di eletti mandati lì dall’elettorato ad occuparsi dei problemi cittadini.

La serenità che il nostro Massimiliano, uomo di pace e di mediazione, incline alla pacca sulla spalla e alla tranquillità nei rapporti interpersonali, si sforzava di far trasparire dal suo volto pacioso, era solo apparente. Conoscendolo pensiamo, invece, soffrisse. E non solo l’altra sera nel momento in cui è rimasto al suo posto mentre tre della compagnia (Leone, Fontana, Petrarcone) se la svignavano.

Ufficialmente per protesta, ma presumibilmente perché, senza la possibilità di dichiarazioni di voto, con l’intervento ultimo di Salera in programma, hanno voluto evitare le amare sofferenze che la imminente “rampogna” del primo cittadino avrebbe provocato loro. No, Mignanelli, stoico, è rimasto invece al suo posto, ancora un poco, prima di allontanarsi per rientrare di lì ad alcuni minuti.

Abbiamo l’impressione però che la sofferenza di Mignanelli sia iniziata molto tempo addietro. Già da quando Salvatore Fontana probabilmente ebbe ad informare lui e gli altri della volontà di fare un esposto alla magistratura per quelle firme. Esposto di cui si è assunta la paternità e ne ha ufficializzato in Consiglio la presentazione egli stesso. Sarebbe stato anche interessante se avesse fatto sapere perché sia uscito allo scoperto solo lui e perché solo lui sia arrivato, alla fine, a maturare il convincimento della giustezza di presentare quell’esposto che ha inguaiato pure alcuni poveri disgraziati.

Ci sbaglieremmo, ma siam portati a credere che Mignanelli, anche grazie all’innato fiuto da politico navigato di cui non difetta, abbia provato, invano, a dissuaderlo.

Deve aver sofferto pure quando Benedetto Leone (per criticare noi che, nella nostra qualità di liberi pensatori con le carte in regola per poterlo fare, di tanto in tanto siamo costretti ad occuparci anche di lui) ha ricordato a più riprese (lo ha fatto pure nell’ultimo Consiglio) lo spostamento in piazza Labriola, anni addietro, del mercato delle calzature. Che egli invece chiama con tono vagamente sprezzante “mercato delle scarpe”. Quando lì si vendono pure le pantofole, le borse, e finanche le cinte e le bretelle per tener bene su i pantaloni.

Anche se non servono, anzi diventano d’impaccio, quando  talvolta a qualcuno, malauguratamente, capita di dover scappare con i pantaloni in mano. Leone forse sa che lo spostamento di un mercato non lo decide un assessore ma un consiglio comunale. E forse sa pure che fu una decisione presa dalla quasi totalità dei componenti della massima assise dell’era Petrarcone. Compreso Mignanelli, tra i più convinti della bontà di quella decisione, insieme al sindaco di quel tempo. Come sa che mette in difficoltà entrambi, ma di questo poco si cale.

Una sofferenza però – neppur tanto lieve – devono avergliela procurata anche le parole del consigliere Sergio Marandola, presidente del locale circolo del Pd, quando nel suo intervento, con tono pacato e signorile, ha detto loro: “ Ma voi volete davvero far credere che con sei liste avete controllato una per una le 1200 e passa firme apposte per la presentazione? Voi sapete che si tratta di un compito che viene demandato ad altri, non a chi è candidato a sindaco e deve occuparsi di ben altro in quel periodo”.

Comunque, pur sofferente, non accodandosi ai colleghi in uscita dall’aula “Di Biasio”, ha mostrato di non essere in sintonia con loro. Di questo gli va dato merito. Anche perché, la si giri come la si vuole, ma Massimiliano Mignanelli, nonostante la frequentazione passata (?) di cattivi maestri politici, rimane uno sensibile alla difesa del ruolo dell’istituzione di cui si sente onorato di far parte.

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