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Io, operaio Fiat, in fabbrica da 32 anni per dare un futuro migliore ai miei figli

LA TESTIMONIANZA – Ci ha scritto un lavoratore dello stabilimento Stellantis di Cassino che in tre decenni ha visto peggiorare le condizioni e le retribuzioni in azienda. “Dovrò continuare la mia esperienza sino a 67 anni, perché la differenza tra pensione e stipendio è di 300 euro: tale cifra può servire a Roberta e Giacomo per altri corsi di specializzazione. Spero di sopravvivere qualche altro anno e di non morire di lavoro e per lavoro”

Giuseppe Giovanni Codino, operaio Stellantis Cassino

di Giuseppe Giovanni Codino*

Gentile direttore,

mi permetto di scriverle per denunciare una delle tante situazioni di paradosso esistenti in questo meraviglioso paese che è l’Italia. Alla data dell’11 aprile 2022 sono passati esattamente 32 anni, 6 mesi 9 giorni, da quando sono stato assunto in Fiat a Cassino, oggi Stellantis, 32 anni e rotti di contributi a cui aggiungere altri 9 anni precedenti.

Per fortuna sono assunto a tempo indeterminato e ho ancora qualche tutela in più; in questo periodo ho visto cambiare notevolmente il mondo del lavoro, gli operai hanno perso salario, diritti e dignità. Elementi imprescindibili dell’uomo stabiliti nella nostra Costituzione, che purtroppo sono giornalmente calpestati grazie a una politica che non rispetta la maggior parte dei suoi cittadini, condizioni completate da accordi sindacali che hanno reso precario e sottoposto a ricatto ogni tipologia di lavoro.

Basta pensare a quello che è successo negli ultimi anni: dallo scandalo esodati, al Jobs Act, all’abolizione dell’articolo 18, al lavoro nero sempre presente e in aumento, al salario minimo che nel paese del sole ancora non esiste. Basta pensare ai 985 contratti di comodo chiamati “Contratti Pirata” come denunciato dalla trasmissione Presa Diretta del 14 febbraio 2022, basta pensare agli incidenti, alle morti sul lavoro che nell’anno appena trascorso sono stati 1.221, alla precarietà dove non si sfugge neanche se si dice sempre: “Si!” Nonostante questo, si è sempre a rischio di licenziamenti selvaggi dettati dal profitto di azionisti, di fondi speculativi che nonostante, pandemia, situazioni di emergenza, guerra, devono avere sempre un tornaconto positivo rispetto all’anno precedente.

Lavoratori con paga oraria tra i 3 e i 5 € l’ora, è questo il mondo reale che ci hanno preparato, confezionato con cura, senza possibilità di scelta. Anzi una scelta c’è, specialmente per i ragazzi di oggi che si sono affacciati da poco o si stanno preparando ad entrare nel mondo del lavoro: “SUBIRE SENZA PROTESTARE.” In questo modo magari riescono a conservare per qualche mese il loro precario lavoro. Sono stanco, ho quasi 63 anni e vorrei andare via da una realtà che non mi rappresenta qui, da cui non ho soddisfazione.

 Ho vissuto i continui cambiamenti accaduti in questi anni con le condizioni di lavoro peggiorate a ogni rinnovo di contratto, anche se oggi un contratto che tutela il lavoratore non esiste più. Nonostante lavoro in una grande realtà produttiva ci sono stati notevoli cambiamenti, questa fabbrica si è completamente trasformata, passando da un’industria metalmeccanica a un fondo azionario francese dove contano soltanto gli utili da distribuire a fine anno, con percentuali che nonostante tutto devono essere sempre in aumento. È una lenta agonia dove abbiamo subito l’uscita dal contratto nazionale metalmeccanici, l’aumento dei ritmi di lavoro, i recuperi di fermate, di guasti, la riduzione delle pause, la perdita di salario. Mi ritrovo a essere stanco di un metodo di lavoro che non condivido dove non esiste più il minimo rispetto per l’uomo oggi considerato un numero da posizionare sulla catena di montaggio, domani un peso, un esubero da licenziare velocemente.

Ho provato ad uscire con la riforma quota 100, però legata ai 62 anni, mi mancava l’età ma i contributi erano maggiori di 38 (così non vale). Ho aspettato diversi mesi e arrivato al dunque ho scoperto con sorpresa che i contributi sono soltanto figurativi, per 2 anni che mancavano avrei perso 85 € mensili di pensione, che possono sembrare pochi, ma posso assicurare che per un operaio sono una enormità.

 Non ho potuto usufruire delle agevolazioni previste con la Naspi di avere riconosciuta la rimanenza dei contributi e recuperare la differenza di quei 85 € perché non è previsto, in quanto la mia posizione si era fossilizzata con la famosa e tanto reclamata quota 100. Non ho potuto usufruire a 61 anni e 7 mesi delle agevolazioni previste per i lavori usuranti, i contributi anche qui sono solo figurativi, avrei perso oltre 100 € al mese di pensione, non ho potuto usufruire delle agevolazioni previste per l’amianto e i lavori ad alte temperature in quanto ho passato in fonderia soltanto 5 anni a fronte dei 10 previsti per poterne usufruire, e 5 anni non contano nulla, come se fossi stato in un ufficio pubblico.

Non sono lavoratore precoce perché al compimento dei 19 anni avevo soltanto 6 mesi di contributi invece dei 12 previsti. Situazioni discusse e approvate dal nostro governo con l’importante supporto dei sindacati. Il 31marzo ho avuto un colloquio con il responsabile del personale di reparto, mi è stato proposto un incentivo complessivo di 8.642 € lordi di cui 3.926 € a carico dell’azienda e 4.716 € a carico INPS.

Circa 6.550 netti con cui sarei dovuto arrivare tra febbraio e marzo 2023 ad agganciarmi finalmente alla pensione, dopo 42 anni e 10 mesi con l’incognita di nuove riforme e senza una dichiarazione scritta dall’azienda, quei pochi dati ho dovuto trascriverli su un pezzo di carta con la motivazione che il prospetto che mi è stato presentato è soltanto a uso interno, dati neanche corretti in quanto dopo una verifica aziendale sarei dovuto andare di nuovo a colloquio. Dopo una settimana, sono stato di nuovo convocato ma ho rifiutato l’incontro. Ringrazio per la generosità dell’offerta precedente, forse avrei ottenuto qualche € in più, ma non vale la pena, non mi sono sentito di rischiare.

Non per me, ma per il futuro di mia figlia studentessa universitaria e per mio figlio che riprenderà gli studi il prossimo anno accademico. Farò il possibile perché abbiamo l’opportunità di un lavoro dignitoso e retribuito in maniera adeguata, anche se dovrò continuare la mia esperienza lavorativa sino a 67 anni, perché la differenza tra pensione e stipendio è attualmente di circa 300 €. Questa cifra può servire a Roberta e Giacomo per ulteriori corsi di specializzazione, questo è quello che mi si sta prospettando, questa è la vita e il destino di un operaio, il dovere di un padre.

Spero di sopravvivere qualche altro anno e di non morire di lavoro e per lavoro.

*Operaio Stellantis Cassino

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