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Le responsabilità da gestire durante la crescita e il ruolo dei genitori

RUBRICHE – Torna l’appuntamento settimanale “Gli anni per diventare grandi” a cura di Angelo Franchitto. Volete raccontare la vostra storia? Ecco come fare

di Angelo Franchitto

Crescere significa anche imparare a gestire la responsabilità. Si parla di responsabilità verso se stessi e verso gli altri. Sicuramente è una riflessione, che vede protagonista i giovani adolescenti a scuola e a casa. Ma che cosa significa essere diventati grandi e dover imparare a tenere un comportamento responsabile non è sempre chiaro.

Tuttavia risulta essere essenziale per aiutare ragazze e ragazzi a maturare una consapevolezza di sé, anche in senso civico. Certo è che crescere figli viziati è un vero problema e un pericolo per tutti. Innanzitutto è nocivo per i bambini stessi perché può provocare danni al loro sviluppo. Inoltre non va bene neanche dal momento che troveranno difficoltà a inserirsi a scuola. Quindi avranno difficoltà a fare amicizia, e saranno soggetti di continui richiami e rimproveri da parte degli insegnanti.

Anche i genitori scoprono di essere assoggettati ai capricci di figli le cui capacità di comprensione sono ancora in fase di formazione. Intanto, tanti nostri pre adolescenti e adolescenti, pensano che essere minorenne significa vivere in una sorta di zona franca. Un vero e proprio salvacondotto, che dura magicamente fino al compimento del diciottesimo compleanno.

Ma questo non è assolutamente vero. Spesso sono i genitori che tendono a proteggere i propri figli da qualsiasi conseguenza di un loro agire inappropriato o illecito. Attenzione, non è così che bisogna fare. Non possiamo pensare di coprire tutti i loro errori. Non dobbiamo proteggerli da sé stessi. Ma è importante accompagnare i figli a imparare cosa sono le responsabilità e a diventare persone responsabili.

Ovviamente sempre rispettando la loro età e seguendoli nel loro percorso di crescita. Per esempio, già a 14 anni abbiamo il primo grande passaggio dall’irresponsabilità del bambino alla responsabilità di un giovane adolescente.

Anche ad un livello giurisprudenziale, ragazzi e ragazze, che compiono un atto illecito, ne rispondono personalmente davanti alla magistratura minorile. Così, atti come il furto, lo spaccio di droga, il vandalismo, ma anche il bullismo, il mancato rispetto del codice della strada, fino a atti più gravi, comportano che sia lo stesso minore a essere chiamato in giudizio. Certo, sarà giudicato da un giudice specializzato, presso il Tribunale dei Minori.

Ma questo non significa che ci sia una impunità, o una maggiore probabilità di farla franca. Invece, il senso è quello di essere giudicati con una maggiore considerazione per gli aspetti caratteriali tipici dell’età giovanile. Dunque, si terrà conto di elementi quali l’impulsività, o la limitata capacità di comprendere le conseguenze di un dato comportamento, che sono elementi tipici legati alla minore età. Ma, nel contesto di questa limitata capacità di percepire il limite e il senso delle regole sociali, sfortunatamente, gli adolescenti sono indotti a una sorta di autolegittimazione dei comportamenti trasgressivi o devianti.

La causa di ciò è legata essenzialmente a due grandi cambiamenti contemporanei. Una è la deriva delle norme; ossia una progressiva banalizzazione di regole sociali quali, per esempio non rubare, non tradire, o rispetta e onora i genitori. Regole che oggi, nemmeno i genitori prendono più in considerazione. Ragione questa per cui i figli, crescendo non le introiettano. E poi c’è la latitanza educativa dei genitori in senso normativo.

Cioè, mamme e papà che non hanno la capacità e la volontà di dare delle regole ai figli. Regole che poi devono saper far rispettare, anche all’interno della famiglia e nel piccolo mondo delle relazioni affettive. D’altra parte, un ragazzo non rispetterà mai le norme in contesti sociali quali la scuola, in un ristorante, in un ufficio, se a casa non ha orari, o è solito usare un linguaggio aggressivo e violento.

Questo significa che non è stato educato ad assolvere i piccoli e grandi doveri proporzionati all’età. Per cui è importante dare regole per lo studio, o anche contribuire all’andamento della famiglia con i piccoli lavori domestici, come il tenere in ordine le proprie cose. Tutte cose che ogni bambino o adolescente può fare in maniera autonoma. Ecco perché diventare adolescente è un passaggio importante della vita di ogni giovane.

Ma è anche un banco di prova per i genitori e il loro lavoro di educatori. Infatti, educare gli adolescenti alla responsabilità non è semplice. Soprattutto, è un lavoro che implica la capacità di mamma e papà di trasmettere la conoscenza di regole elementari del vivere civile e il loro rispetto. Ma bisogna fare in modo che i nostri figli, diventando adulti, maturino la capacità di comprendere che ogni comportamento può avere conseguenze più o meno severe, sia nel breve che nel lungo termine, per sé ma anche per gli altri.

Anche quando siamo in casa abbiamo delle regole da rispettare. Come, ad esempio, il semplice orari per rientrare quando si esce con gli amici. Infine, ricordiamoci sempre che, educare i nostri figli alla responsabilità significa anche incoraggiarli a mettersi nei panni degli altri. Si tratta di un principio base dell’etica sociale.

Infatti, solo se siamo capaci di immedesimarci nei sentimenti dell’altro che possiamo imparare a modulare la nostra aggressività, la tendenza alla prevaricazione, al bullismo, all’impulsività, che altrimenti sarebbe incontrollata. Bisogna che i giovani imparino a gestire anche quella naturale trasgressione, tipica della loro età, che viene utilizzata solo per guadagnarsi la stima del gruppo. Mentre, un’educazione sana, guarda alle regole nel rispetto delle esigenze dei giovani e anche del loro bisogno di trasgressione, senza il timore di dover incorrere nelle sanzioni.

E tuttavia, dato il lassismo etico contemporaneo, è bene che i giovani sappiano che l’essere minorenne comporta comunque precise responsabilità sociali. Saperlo, significa aiutarlo a riflettere su casi concreti, per mettere a fuoco il senso del proprio stare in una società. Secondo quanto previsto anche dalla nostra Costituzione, è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli. Da questo capiamo come padri e madri, sono responsabili di figli assenti, distratti, disponibili a regalare oggetti, a farsi sindacalisti dei figli a prescindere. La recente decisione di far tornare formalmente l’educazione civica a scuola è anche un monito per i genitori, perché l’edizione civica si apprende in famiglia.

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