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Maternità, adozioni e donne: il caso emblematico della Littizzetto

RUBRICHE – Torna l’appuntamento settimanale con Vanessa Carnevale, oggi dedicato al tema delle adozioni

Le donne sono sempre sotto esame, questa è la triste verità, inutile negarlo o girarci intorno. Ma perché dico questo? Ebbene, questa frase è frutto di una constatazione che ho formulato in un lasso di tempo che va dai 18 ai miei (attuali) 23 anni. Nonostante 5 anni siano relativamente pochi per arrivare a formulare un pensiero così forte e “pesante” sul genere femminile, non ho potuto fare altrimenti. Nel 2022 sento ancora che a molte donne viene chiesto quando diventeranno madri, perché attualmente non lo sono, perché non hanno un compagno, perché adottare quando si può avere un bambino naturalmente parlando ecc ecc.

Questo non è essere sotto esame? Ma perché non vi fate i fattacci vostri e pensate alla vostra vita, invece che ficcare il naso in quella degli altri? Quando si tocca il tema dell’adozione molto spesso si sottolinea, ai futuri genitori, che prendere in affido una creatura sia particolarmente rischioso, perché una volta adulto potrebbe abbandonarli e soprattutto perché non sono figli propri al 100 per cento. a frase/discorso vergognoso, cattivo, viscido e disturbante. A queste malelingue rispondo con una poesia ad opera di Luciana Littizzetto, chiamata “lettera ad un bambino rinato”, che va a trattare questo tema e che lei stessa dedica ai suoi due figli adottivi… che ama e che la amano con tutto il cuore. Chapeau!

“Caro te, che sei femmina o sei maschio, poco importa;

te, che non sei nato dalla mia pancia, ma dal mio cuore;

te, che hai una faccia diversa dalla mia, anche se tutti  dicono che ci somigliamo,

te, che la vita è bastarda perché ti ha fatto nascere in un posto e rinascere in un altro e non hai potuto scegliere… nessuna delle due volte;

te, che una mamma ce l’avevi, ma poi ne è arrivata un’altra, e adesso ne hai due…ed è un gran casino;

te, che sei da maneggiare con cura, come c’è scritto sulle robe fragili; che sei fatto di spine, ogni tanto pungi… e ti dispiace; che a volte non ci sei dentro, che vuoi scappare, ma non sai da cosa;

te, che per paura di essere lasciato, lasci; che non ti fidi mai;

te, che “dimmi che mi vuoi bene, ma dimmelo venti volte di seguito”;

te, che “posso venire nel letto con te?.. e dimmi che non mi lasci anche tu”;

te, che è vero che sei un figlio o una figlia diversa, perché i figli nati solo dal cuore, sono più figli ancora degli altri;

sei un figlio al quadrato, alla terza, alla quarta, alla quinta potenza;

perché sei stato l’attesa, il mistero, la pazienza, la tenacia… il senso definitivo di tutto!

Se ci fosse una misura dell’amore ti direi che il mio amore per te non sta dentro una piscina olimpionica;

se lo misurassi in kilometri, sarebbe lungo come la Salerno – Reggio Calabria, la Transiberiana e la curva dell’arcobaleno;

se fosse mare, tutti gli oceani messi insieme;

e se fosse cielo, una galassia intera, un miliardo di stelle sarebbero tutte per te… e sei non sei convinto, voglio ripetertelo ancora: SEI MIO FIGLIO, SEI MIA FIGLIA, IN OGNI ISTANTE, DI OGNI MINUTO, DI OGNI ORA DELLA MIA VITA E NON POTREI MAI, DI TUTTO IL MONDO DEI MAI, FARE A MENO DI TE.

Per questo, ti do tutti i baci che ho.”

Luciana Littizzetto

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