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“Molti non hanno ancora digerito la vittoria di Salera contro Abbruzzese”

OPINIONI – Il prof. Mario Costa bacchetta l’ala giustizialista dell’opposizione di Cassino: “Gli sconfitti avevano 60 giorni di tempo per impugnare la legittimità delle elezioni davanti al Tribunale amministrativo. Non davanti a quello penale. L’assordante silenzio? Sarà rotto al momento opportuno. Si affronterà anche la questione morale, e chi avrà i requisiti per poterne parlare”

di Mario Costa

Da Angelo Panaccione, già consigliere ed assessore di questa nostra città martire, fedele seguace una volta – ci pare di ricordare- di Mario Abbruzzese, apprendiamo che noi staremmo “in imbarazzante silenzio stampa”. Per dirla tutta, con tranquilla disinvoltura egli ci dà pure dell’ “inquinatore del clima politico”, poiché – pensate un po’! – trasformeremmo gli avversari politici in nemici. Addirittura!

 Ma su questo sorvoliamo, consapevoli che ci vuole pazienza con taluni inclini a ripetere pappagallescamente quanto già detto da qualcun altro della stessa parrocchia. Probabilmente perché poco attrezzato alla vivace ma pur sempre sana e rispettosa polemica politica; o forse anche sol perché di poco spirito. Una carenza questa che inevitabilmente, in effetti, fa spesso ritenere un nemico l’avversario politico. Che invece può essere anche un amico. Altra cosa (e su questo siamo d’accordo) l’offesa gratuita, che è anzitutto un reato, e chi la subisce ha il diritto-dovere di chiedere l’attenzione della magistratura, se non altro a fini educativi per l’incauto “trasformatore” di avversari in nemici.

Ma veniamo al dunque. Al lamento cioè del nostro ex amministratore per il silenzio di Enzo Salera e di quello dell’ufficio stampa del sindaco “sempre solerte nella difesa del primo cittadino”. Angelo Panaccione lo introduce, “il dunque”, con la citazione latina “Qui tacet, acconsentire videtur” e la traduce con un “chi tace acconsente”. Il che all’ingrosso potrebbe andare pure bene. Però, non è proprio così. Infatti quell’inopportuno accantonamento del verbo “videtur” (sembra) cambia di parecchio il senso della dotta frase. Per la precisione, dunque, la traduzione corretta è la seguente: “Chi tace, sembra acconsentire”. Dunque, non acconsente, caro Panaccione. Almeno non sempre.

Ciò chiarito, c’è da aggiungere che Salera, per quel che ne sa il suo ufficio stampa, pur tacendo sinora,“non acconsente” proprio per niente rispetto a quanto stanno facendo (e a quanto hanno combinato con quel manifesto con il logo del Pd affisso, con discutibile amor patrio, proprio nel giorno della cerimonia del 78° della distruzione di Cassino) i quattro consiglieri, Fontana, Leone, Petrarcone e Mignanelli, in merito all’indagine giudiziaria tesa ad accertare la correttezza della raccolta delle firme nelle liste elettorali e valutare l’ipotesi di reato del voto di scambio.

Si lasci lavorare la magistratura che, peraltro, al momento, ha solo notificato la conclusione delle indagini ad otto persone le quali potranno produrre memorie a difesa nei termini di 20 giorni.

 “L’assordante silenzio” sarà quindi rotto al momento opportuno. Si parlerà pure, così come sta facendo qualcuno dei quattro con la candida purezza di una ingenua novizia, di “questione morale”; ed anche di chi avrà i requisiti per poterne parlare. Ne stiano certi Panaccione e quelli che la pensano come lui, i quali ultimi, dando per “fatti” ciò che ora sono solo degli indizi, pare non si accorgano di ignorare che la presunzione di innocenza è al centro della civiltà giuridica della nostra civile Italia.

Altri dell’opposizione, più sensibili a fare qualcosa di concreto per la loro città, hanno, invece, opportunamente e responsabilmente preso le dovute distanze da certa iniziativa (la richiesta di convocazione del consiglio comunale) il cui fine è solo quello di tenere da subito in sala “Di Biasio” un processo che la magistratura non ha ancora deciso se si dovrà fare. Comunque, nel caso, si farà in una delle aule del palazzo di piazza Labriola, non in quello del Comune. E riguarderà strettamente chi ne sarà chiamato.

Quanto alla legittimazione di Enzo Salera ad amministrare questa città, cosa che sta facendo con l’impegno e la competenza necessari, così come i suoi cittadini si aspettavano, essa gli viene da quel 58,17% ottenuto nel ballottaggio, vinto nettamente nei confronti di Mario Abbruzzese. Quel risultato va tenuto presente, va rispettato. Anche se taluni non l’hanno ancora digerito. La gente, in piena libertà, ha scelto da chi farsi amministrare. Gli sconfitti avevano 60 giorni di tempo per impugnare la legittimità delle elezioni davanti al Tribunale amministrativo. Non davanti a quello penale.

Non lo hanno fatto. Poi, nel tempo a venire, è successo qualcosa che non potrà però annullare quel risultato. Un paio di persone che decidono di denunciare e, fecendolo, di autodenunciarsi. Lo abbiano fatto pur consapevoli delle spiacevoli conseguenze anzitutto per loro, non è dato sapere. Cosa è successo loro? Una crisi di coscienza? Dovuta a cosa? Che non siano stati indotti a farlo? E per qual fine? Per colpire chi? La magistratura saprà certamente fare chiarezza su tutta la vicenda. Si è solo agli inizi. Importante che si proceda con la celerità dovuta, nell’interesse della città e della giustizia che deve fare il suo corso. Anche per mettere il silenziatore a pronunciamenti ipocriti, intollerabili, ancor più in una città civile come questa, che nella sua storia ha sempre fatto del confronto politico un proprio valore e un proprio tratto distintivo. La magistratura potrà dare una mano a ripristinarli.

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