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Non solo le aiuole: ecco come i cittadini possono prendersi cura della città

CRONACA – Il Consiglio dà l’ok al regolamento sui beni condivisi: parla l’assessore Alifuoco

“Lo abbiamo auspicato da tempo, ne abbiamo parlato già in campagna elettorale e ora con il regolamento sull’amministrazione condivisa, a Cassino si apre una stagione nuova nel rapporto tra cittadini e amministrazione.” esordisce così l’assessora Barbara Alifuoco che non nasconde la soddisfazione per aver portato anche nella nostra città un regolamento che consentirà ad associazioni, ma anche a cittadini singoli, di presentare progetti all’attenzione dell’amministrazione, che abbiano come focus il miglioramento del godimento del bene pubblico a favore della collettività.

“Il regolamento che questo consiglio comunale si appresta a votare è il risultato di una precisa volontà politica, che è quella di dare una cornice normativa ad un percorso di cambiamento già in atto nei rapporti tra PA e cittadini, rispetto alla possibilità di gestire in maniera condivisa beni e servizi pubblici. Le motivazioni che hanno portato l’amministrazione in questa direzione hanno una matrice doppia: da un lato, il fenomeno del volontariato è decisamente in crescita nella nostra società: gli italiani hanno la propensione all’impegno personale in attività dirette a favore della collettività; una parte considerevole di questa passione non si esprime attraverso il canale tradizionale del terzo settore, ma si auto organizza sulla base di reti sociali indipendenti, e, dunque, anche sottoforma di volontariato individuale. 

In Italia il numero di volontari è stimato intorno a 6 milioni di persone, e, il nostro, rappresenta il paese con il più alto tasso di volontariato in Europa. I cittadini attivi, dunque, generano una passione civile che non può non essere presa in considerazione, e che va sostenuta e canalizzata. Dall’altro lato, la PA è obbligata dall’ordinamento a sostenere questi fenomeni in base al principio di sussidiarietà (orizzontale) sancito dall’articolo 118, IV comma, della Costituzione: “Stato, Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio della sussidiarietà”. Il regolamento che il consiglio comunale si accinge a votare ascolta il dettato costituzionale e accetta la sfida di voler trasformare il volontariato in “volontariato civico”.

Queste le parole di esordio nella presentazione del regolamento nel consiglio comunale del 5 luglio, che, però, non è stato votato dall’opposizione.“Forse non è stata compresa appieno la portata di tale regolamento, il quale  recepisce una legge regionale (legge 10 del 26 giugno 2019) che ha sancito una tendenza in atto da anni e che è diventata pratica comune in tanti parti d’Italia. La Regione, e tutti gli enti locali che adottano un regolamento come quello approvato in consiglio, hanno finalmente a disposizione uno strumento legislativo che disciplina l’uso dei beni pubblici in maniera innovativa, concedendola ai privati cittadini, singoli o in associazione, che, presentato un progetto meritevole di attenzione e che rispetta i requisiti espressi nel regolamento, possono attivamente occuparsi di un bene pubblico, manutenerlo, ma anche trasformarlo e comunque utilizzarlo nell’interesse della comunità e del territorio, mantenendo inalterato il fine pubblico della PA.

Questo significa cogliere con intelligenza le energie positive presenti nelle nostre città e metterle al proprio fianco, in una sorta di alleanza, creando un rapporto di solidarietà che ha come unico scopo il benessere della collettività”. Con l’adozione di tale regolamento sarà possibile, ad esempio, presentare un progetto per prendersi cura di uno spazio pubblico come una piazzetta di quartiere, mantenerla e valorizzarla, e non solo attraverso la classica sistemazione del verde ma anche attraverso l’ organizzazione di eventi o attività che possono favorire socialità e aggregazione. Un esempio può essere costituito anche dalle “feste di portierato”, momenti in cui le associazioni o i singoli cittadini possono offrire un servizio di prossimità e di vicinato che sia in grado di dare ascolto, informazione, orientamento verso i servizi presenti sul territorio offerti dalla rete dei partner o da altri soggetti del territorio stesso.

E ancora, sempre  attraverso tale  regolamento, sarà possibile effettuare assistenza  “leggera” agli anziani, oppure i genitori potranno presentare progetti rivolti alle scuole e alla loro cura, anche in collaborazione con i docenti stessi. Fra un anno sarà possibile presentare progetti anche su beni immobili che rischiano l’abbandono, sempre con l’obiettivo di migliorarne il godimento a favore di tutti.

“Le crisi che hanno attraversato le nostre società nell’ultimo ventennio, ne hanno svelato i limiti profondi: la drammatica mancanza di strumenti adatti ad uscire da permanenti situazioni di stallo economico e di emarginazione, è, spesso, la dolorosa premessa a tutte quelle pericolose tensioni sociali che, invece, dovremmo cercare di allentare. I limiti dimostrati e l’emergenza sociale che è sotto gli occhi di tutti, devono portare gli enti locali responsabili della politica ad abbandonare progressivamente, ed in maniera definitiva, l’idea di pensare alle soluzioni dei problemi della collettività in “solitudine”, senza porre in essere un coinvolgimento fattivo della collettività stessa, destinataria finale, poi, delle soluzioni pensate. Le sfide sociali sono tali che soltanto una governance socialmente innovativa può avere la chance di affrontarle e risolverle; né il governo, né i cittadini hanno le risorse necessarie per risolvere da soli le sfide sociali crescenti: è necessario affidare all’innovazione sociale un ruolo determinante per il benessere delle società presenti e future.

Sono profondamente convinta che l’azione pubblica e politica sia quella che deve guidare e favorire questo processo, aprendo spazi sempre più ampi all’innovazione sociale, alle spinte che provengono dall’economia socialmente orientata, dal terzo settore e dalla libera iniziativa dei singoli. È necessario e utile che la PA, nel favorire l’iniziativa di liberi cittadini, singoli o in associazione, abbandoni la confort-zone data dagli schemi giuridici tradizionali che rassicurano sull’uso legittimo della cosa pubblica e aprano, invece, una stagione di sperimentazione sull’amministrazione condivisa, che rappresenta il traguardo verso cui le amministrazioni più illuminate si stanno muovendo oramai da tempo.”

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