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“Quella scorciatoia delle polemiche, manipolando l’opinione pubblica con notizie inventate”

POLITICA – Il presidente del Circolo del Pd di Cassino Sergio Marandola ed il segretario Romeo Fionda rispondono ai 5 consiglieri di opposizione dopo il manifesto affisso in città

Sergio Marandola e Romeo Fionda

“Con la puntualità stravagante di un vecchio orologio ad acqua, uno sparuto gruppetto di consiglieri di opposizione, da tempo specializzatosi in calunnie a buon mercato, è ritornato sulla vexata quaestio dell’autenticità delle firme apposte nella presentazione delle liste alle elezioni amministrative di tre anni fa. L’intento puramente diffamatorio del manifesto traspare già dalla stampigliatura del logo del PD che sovrasta un’inopinata e fantasiosa censura su fatti e circostanze nelle quali non è coinvolto nessun esponente della maggioranza che sostiene il sindaco Enzo Salera e, tanto meno, di rappresentanti istituzionali del Partito Democratico”.

A parlare sono il Segretario Circolo Pd di Cassino, Romeo Fionda, e il presidente Sergio Marandola, che in una nota evidenziano: “In mancanza di concrete obiezioni e/o riserve critiche sull’operato dell’attuale amministrazione cittadina, il manifesto riprende, con l’aggiunta di una generosa dose di gratuita maldicenza, il problema della autenticità delle firme, ampiamente discusso ed analizzato, con un serrato confronto tra maggioranza e opposizione, nella seduta consiliare del 4 aprile scorso. In quella sede, l’Amministrazione cittadina e gli esponenti del PD, a cominciare dal Sindaco Salera, con rigorosa correttezza istituzionale e politica, espressero piena e totale fiducia nell’operato della magistratura per l’individuazione delle responsabilità sugli eventuali illeciti commessi”.

Quali novità, quali inediti risvolti politici hanno spinto i firmatari del manifesto a diffondere nelle bacheche della città una serie di contumelie e di illazioni calunniose, indegne persino di un alterco da osteria?  Forse che dall’indagine della magistratura sono emerse irregolarità e ipotesi di reato sull’eventuale voto di scambio, comunque ascrivibili ad esponenti politici dell’Amministrazione? Ahimé, nessuna di queste motivazioni viene richiamata nel manifesto, semplicemente perché non ce ne sono.  L’esigenza che ha mosso i suoi firmatari ha radici puramente psicologiche ed assolutamente impolitiche: non avendo alcun argomento per affrontare un confronto serio sui temi reali della città, si è preferita la strumentalizzazione di incidenti procedurali al vaglio dei magistrati.

Perciò si è imboccata la più comoda e consueta delle scorciatoie polemiche,  manipolando l’opinione pubblica con notizie inventate e dirottandone l’attenzione su problematiche fittizie, prossime all’insulto e al pettegolezzo senza fondamento.
Sono certo, tuttavia, che i cassinati sapranno leggere in questi tentativi maldestri di distrazione di massa, nient’altro che l’insipienza e la volgarità di un’opposizione a corto di argomenti, incapace perciò di esercitare, anche attraverso il dissenso e la critica democratica,  il ruolo di classe dirigente che una città come Cassino meriterebbe”.

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